Vivian Maier a Palazzo Ducale: una fotografa sconosciuta e una fotografia eccezionale

Tra le tante sorprese che Genova regala ai suoi visitatori in questi giorni c’è la mostra di Vivian Maier a Palazzo Ducale. Sono esposte 120 fotografie in bianco e nero scattate tra gli anni Cinquanta e Sessanta, una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta e filmati in super 8 che mostrano come la Maier si avvicinava ai suoi soggetti. La mostra è a cura di Ann Morin e Alessandra Mauro e si concluderà il prossimo 8 ottobre 2017.

Il fenomeno Maier è relativamente recente, suo “scopritore” per caso è stato nel 2007 John Maloof, agente immobiliare che compra all’asta un baule pieno di negativi per 380 dollari, viene così alla luce il lavoro di una vita di Vivian Maier una delle più grandi autrici di street photography  del XX secolo.

Maloof, conscio di aver trovato un tesoro, da quel momento non smetterà più di ricercare materiale e informazioni sulla sua vita, il risultato è il bel documentario “Alla ricerca di Vivian Maier”, dedicato alla vita della fotografa sconosciuta.

Tata di professione, la Maier ha svolto il suo lavoro a New York e a Chicago, chi l’ha conosciuta racconta di una donna riservata, sempre con la sua inseparabile macchina fotografica, che scattava compulsivamente immagini che poi teneva per se, a volte senza neppure svilupparle.Foto_Maier

La bellezza dei suoi scatti sta nei piccoli dettagli, nei particolari, negli sguardi e nei gesti che riusciva ad immortalare girando per le strade.

Il lavoro esposto a Palazzo Ducale va letto come una sorta di diario, fatto di appunti visivi, in cui l’autrice prende nota, attraverso dei fotogrammi, dei cambiamenti sociali e culturali delle metropoli americane in cui ha vissuto.Foto_V_MAIER

Tra le sue foto spiccano anche numerosi autoritratti, dove il suo sguardo austero viene  riflesso nelle vetrine dei negozi o nelle pozzanghere, autoritratti dove la sua lunga ombra incombe sul soggetto della fotografia quasi come una presenza inquietante.

Scatti di un fascino intenso, esaltato dal bianco e nero e dall’eterogeneità dei soggetti fotografati.

Autore dell'articolo: massimo

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